|
Il volume documenta la storia, la vita, la trasformazione, i docenti, la produzione della Facoltà di Architettura di Napoli ad ottant’anni dalla sua costituzione. La pubblicazione non ha un intento celebrativo, ma critico. La cronistoria della Facoltà confluisce nell’alveo plurisecolare dell’Ateneo fondato da Federico II e da Pier delle Vigne nel 1224, con la dichiarata finalità di dar vita ad una Universitas Studiorum laicamente libera di ricercare il sapere senza il condizionamento dei dogmi fideistici. Il libro vuole interrogarsi criticamente sul corso degli eventi che hanno scandito l’evoluzione della nostra scuola dalla sua fondazione ad oggi. D’altronde, come in un frammento di specchio, in questa microstoria si riflette anche la sequenza delle tappe salienti della parallela vicenda urbana di Napoli. Dalla memoria della propria tradizione di studi la Facoltà può trarre la linfa culturale per affrontare con rigore i nuovi orizzonti della ricerca dischiusi dal nostro tempo.
Il libro racconta l’esperienza di Edwin Cerio, raffinato intellettuale, vivace polemista, scrittore, naturalista, ma soprattutto progettista di alcune delle più interessanti dimore capresi negli anni tra le due guerre, raccontate anche attraverso numerose fotografie e documenti originali. Le architetture di Cerio aprono la strada ad un recupero delle tecniche costruttive e delle forme tradizionali capresi, con forti riferimenti alla coeva architettura europea. Il libro racconta la sua esperienza di Sindaco di Capri, durante la quale Cerio organizza il celebre Convegno del Paesaggio e fa approvare un regolamento edilizio che pone limiti severi alle costruzioni sull’isola.
…è come se la città fosse esplosa, proiettando alla rinfusa i suoi oggetti sulle terre circostanti, sconvolgendo in un attimo e per sempre l’organizzazione secolare dei suoli, il funzionamento delle acque, la trama delle piantagioni. originando, come l’ha definita una volta per tutte Dickens, “… quella terra di nessuno che, pur non essendo né città né campagna, mostra il peggio dell’una e dell’altra”.
Un piccolo racconto appassionato sul territorio della Campania, sulle sue vocazioni, sulla sua storia, sul suo abbandono e sulla sua distruzione progressiva, ma che possiede al suo interno anche le potenzialità per una sua rinascita.
L’abitazione a Procida partecipa all’esperienza sorta nel vicino oriente e lungo le sponde meridionali del Mediterraneo e si trasmette in occidente ed in oriente nei propri forti contenuti culturali e nelle semplici tecniche esecutive. Il volume racconta, con una straordinaria documentazione fotografica di Mimmo Jodice, le bellezze che questa isola ancora conserva quasi intatte. Lo studio delle vicende storiche e delle sue architetture, le accorate introduzioni del pittore e scrittore Toti Scialoja e del critico d’arte Cesare Brandi, e l’intervista ad un mastro-muratore, custode delle più antiche tecniche costruttive locali, fanno di questo volume un testo di notevole interesse culturale e documentario.
Il tema delle edicole sacre ricorre frequentemente nella letteratura artistica delle città del Mediterraneo; gli studi, però sono per lo più costituiti da antologie antropologiche che, attraverso accurate catalogazioni, leggono l’argomento secondo una prospettiva di lettura sociale e di costume popolare. A Napoli, il tabernacolo, elemento di arredo urbano, architettura effimera e, al tempo stesso, oggetto di culto, già dalla seconda metà del XVI secolo, ricorre come parte integrante del tessuto abitativo, soprattutto nell’area di fondazione greco-romana. Tuttavia, mancano ancora indagini a carattere architettonico-documentario, mentre più ampia è la letteratura socioantropologica e religiosa. Il presente saggio ne ha catalogate oltre 500, che hanno costituito l’inedito pretesto per tracciare “insoliti” percorsi tra le strade della Napoli antica, tra i vicoli stratificati e le architetture di una città poliedrica, sempre pronta a offrire sorprese e nuovi spunti di riflessione. Si è restituita, così, la complessità di un fenomeno religioso-devozionale che coinvolge gli spazi della città, trasforma la dimensione privata in rappresentazione della collettività.
Il Novecento è stato un secolo difficile per l’architettura e per l’urbanistica a Napoli: la guerra, l’esplosione demografica, la speculazione edilizia, l’abusivismo, il conservatorismo, i vincoli, il pessimismo, la mancanza di cultura, l’assenza di iniziative, lo spreco del denaro pubblico hanno procurato un danno enorme al sistema urbano partenopeo. In un periodo così confuso, però, c’è chi ha costruito la propria città cercando di far emergere una nuova immagine, un’altra Napoli, quella dell’architettura e delle idee. Alla base di questo libro vi è la volontà di dare voce agli architetti che hanno pensato la città sorta negli ultimi cinquanta anni, che sono stati al centro del dibattito culturale e che, in qualche misura, sono responsabili della sua trasformazione.
In Villa Paternò aleggia lo spirito di uomini illustri che, attraverso le opere o le gesta, hanno scritto pagine rilevanti della storia napoletana ed europea: i marchesi Paternò, che rivestirono cariche di prestigio presso la corte di Napoli; il maresciallo Lanusse, che accompagnò Napoleone nelle storiche battaglie di Abu-qir e Auerstadt; il pittore Edgar Degas, che vi dipinse una luminosa Veduta di Castel Sant’Elmo. Al valore storico Villa Paternò associa i pregi ambientali ed architettonici: può essere annoverata tra le maggiori ville del Settecento napoletano per la razionalità del progetto d’ispirazione palladiana. La puntuale ricerca archivistica condotta da Marco di Mauro mette in luce la storia della villa e la successione di tre architetti - Giovan Battista Nauclerio, Ignazio Cuomo e Gaetano Barba - protagonisti dell’architettura napoletana nel trapasso dal rococò al classicismo.
Il XXI secolo si è aperto all’insegna di incomprensioni e conflittualità non risolte, fra culture e fedi diverse, mentre cresce all’opposto il bisogno di conoscenza di identità distanti. Individuare ciò che unisce e scartare quello che divide o, con le più incisive parole di Giovanni Paolo II, “Gettare ponti invece di elevare muri”, dovrebbe essere un dovere della società, della politica e della cultura contemporanea. Per assecondare le concrete esigenze spirituali e sociali, il centro è stato progettato per soddisfare le liturgie di fedeli cristiani e musulmani a Napoli. L’esclusione dei simboli, condizione per il reciproco consenso, è stata sostituita dall’orientamento dello spazio, dalla luce e dagli archetipi del recinto, della stanza e del giardino.
Dalle vicende della città di Napoli emerge un atteggiamento diffuso di disinteresse manifestato nel passato dalla città verso il suo mare, che ha provocato in alcune zone la netta separazione tra mare e terra e l’esclusione dell’accesso al mare ed in altre zone l’abbandono fisico ed il degrado. Il gruppo di studio del Dipartimento di Progettazione Urbana ha eseguito una indagine sui caratteri ambientali, spaziali e architettonici della fascia di territorio comunale limitrofa al mare, studiandone le caratteristiche naturalistiche, antropiche e storiche ed il sistema di connessioni tra la costa vera e propria e l’habitat naturale ed umano a ridosso di essa. L’obiettivo di tali studi, di cui questo volume costituisce l’esito, è consistito nell’individuazione delle condizioni per una migliore accessibilità della città al mare e nella definizione delle condizioni atte ad incrementare le qualità e la fruibilità delle aree interessate dal contatto tra terra e mare. Per raggiungere tali obiettivi il gruppo di ricerca si è proposto un programma di lavoro la cui caratteristica principale è consistita nella articolazione multidisciplinare e quindi nell’incontro proficuo ed attivo di ricercatori provenienti da diverse aree disciplinari, attinenti a tutte le problematiche provenienti dagli obiettivi fissati e dalla complessità del tema.
Il volume racconta la storia della costruzione di una fabbrica a Pozzuoli negli anni ’50. La storia di un ingegnere comunista napoletano che ha intrapreso una battaglia prima di tutto culturale per la dignità e civiltà del luogo di lavoro, per affermare l’architettura moderna, coniugando in una felice sintesi razionalismo e mediterraneità in un territorio, quello flegreo, di elevatissima qualità ambientale. La storia di un rapporto profondo con Adriano Olivetti, che ha promosso, voluto e reso possibile un’idea, ma anche con Pietro Porcinai e Marcello Nizzoli, che hanno creduto nel progetto e dato un contributo essenziale alla sua realizzazione. Una storia che ha le sue profonde radici negli anni ’30, anni di grandi dibattiti teorici e di straordinarie realizzazioni; ma il dopoguerra è il momento della Ricostruzione, è il momento di ricominciare, in Europa come in Italia, su nuove basi, più avanzate, di promuovere nuove idee. Sono anni di grandi speranze e di forte impegno civile e morale, anche se gran parte delle occasioni sono andate perdute o disperse, e il territorio, quello napoletano in particolare, ha subito la violenza devastante delle «mani sulla città». Ecco perché costruire una fabbrica moderna è un’opportunità formidabile che Luigi Cosenza provoca e accetta con convinzione ed entusiasmo e diventerà per lui una ragione di vita, una sfida contro l’incultura che continua anche dopo la costruzione della fabbrica. È la storia di una rottura radicale degli schemi tradizionali di progettazione industriale: e noi in queste pagine documentiamo tutto questo quasi come in un montaggio cinematografico, partendo dagli schizzi, realizzati in treno nei frequenti viaggi tra Napoli ed Ivrea, passando dal sito originario al progetto generale, alle difficili fasi di cantiere, documentando il modo con cui la fabbrica si trasforma nell’arco di 50 anni, a volte con ampliamenti che la alterano, più di recente con cambiamenti radicali di destinazioni d’uso che la feriscono, ma che non hanno intaccato l’altissima forza architettonica dell’edificio e la formidabile qualità degli spazi interni ed esterni.
Il volume documenta il programma di riqualificazione dei litorali urbani di Napoli, promosso, e in gran parte realizzato, dal Servizio Risorsa Mare dell’Assessorato all’Ambiente tra il 2003 al 2006, che si è articolato in molteplici azioni congiunte sia alla grande che alla piccola scala. L’attività di ricerca applicata è stata svolta da un gruppo di lavoro dell’Unità di ricerca Tecnologia e Ambiente del Dipartimento di Progettazione Urbana dell’Università di Napoli Federico II, sviluppando studi relativi agli aspetti tecnologici e ambientali degli interventi finalizzati alla proposizione di modalità di intervento, al controllo delle soluzioni tecniche e progettuali e all’elaborazione di strumenti di supporto alle decisioni nel processo di riqualificazione dei litorali cittadini. L’approccio operativo è stato affrontato considerando la dimensione ambientale come un dato direttamente incidente sul problema della riqualificazione urbana, dove l’analisi del contesto ha rappresentato uno dei principali elementi-guida per indirizzare gli aspetti decisionali e di regia del processo.
Questo libro racconta la storia della grande trasformazione del territorio campano, cercando di evidenziarne i meccanismi e i processi, sulla base dello studio di cartografie storiche, con riferimento ai diversi contesti ecologici, agroforestali e urbanistici. I risultati del lavoro contribuiscono a delineare il quadro di valori e criticità del territorio rurale campano, del quale è necessario tener conto, tra l’altro, per l’applicazione delle nuove politiche agroambientali dell’Unione europea.
Scritti di Salvatore Bisogni, Arduino Cantàfora, Pedrag Matvejevic
Ischia non è soltanto una località giustamente famosa in tutto il mondo per le sue bellezze naturali, ma anche uno scrigno di preziose testimonianze storiche, che spaziano dall’VIII secolo a.C. ai nostri giorni. Le chiese, poco meno di cento, un numero enorme rispetto agli abitanti, costituiscono la punta di diamante di questo patrimonio artistico ancora poco esplorato dagli studiosi e pressoché sconosciuto alle centinaia di migliaia di frequentatori dell’isola, ma conservato e protetto con grande cura.
Dopo il testo sul Centro Antico, questo è il secondo volume della collana di 6 volumi su Napoli, vero e proprio Atlante della Città Storica, con una descrizione ordinata, sistematica e scientifica di una delle più estese e complesse città storiche d’Europa. Protagonista di questo volume sono i Quartieri Bassi e il “Risanamento”, in particolare l’intervento che tra la fine dell’800 e l’inizio del ’900 ha profondamente trasformato l’area centrale del Centro Antico di Napoli. Tante chiese e palazzi abbattuti e un patrimonio edilizio nuovo da analizzare: piazza della Borsa, le Gallerie dei “Quattro Palazzi”, l’Università , insieme alle case ottocentesche della nuova edilizia borghese. Anche qui grandi monumenti: S. Marcellino, S. Severino e Sossio, S. Eligio, insieme alla miriade di resti della città antica, da riconoscere in una città assai cambiata. Ma anche Napoli moderna con gli interventi sulla via Marina.
Dal 1993 Napoli ha acquisito visibilità crescente nell'arena delle città competitive sul mercato internazionale, inaugurando - anche attraverso le gesta del suo sindaco-leader - una stagione di rinascimento nel governo cittadino. Che ruolo hanno giocato le politiche urbane nelle vicende che hanno accompagnato la città fino alle soglie del 2000? E quali politiche hanno inciso di più sull'immagine della città degli anni '90? La formula del successo di Napoli sembra l'esito di un singolare incrocio fra pratiche simboliche, forme di mobilitazione della società locale e strategie promozionali e di marketing urbano. Un modello partenopeo che è risultato vincente e foriero di occasioni di sviluppo fin quando ha interpretato specificità e ricchezze del contesto locale. Fino a che si è scommesso non solo e non tanto sul patrimonio storico-artistico, ma piuttosto sulle pratiche di cittadinanza attiva e sulla riscoperta dell'orgoglio civico.
Il saggio su Maggio dei Monumenti, contenuto nel volume, esplicita questa tesi ripercorrendo il periodo 1992-2000 attraverso le evoluzioni della grande kermesse culturale e turistica.
Questo piccolo ma prezioso volume scopre uno dei progetti più interessanti realizzati in Italia tra le due guerre. Un piano urbanistico di duro razionalismo, una geometria assoluta e autoreferente, un ordine logico che manifesta un modello urbanistico e sociale di comunità, analogo e quasi contrapposto al coevo insediamento Olivetti ad Ivrea. Due modelli di città industriale questi molto diversi tra loro: pubblico e impositivo quello Alfa Romeo, privato e variabile quello Olivetti. Il piano dell’architetto milanese Cairoli per l’Alfa Romeo di Pomigliano, alle porte di Napoli, realizzato alla fine degli anni ‘30, non ha le sfumature e le attenzioni paesistiche del piano di Figini e Pollini per l’Olivetti, sembra uscito direttamente dall’ala dura dell’urbanistica razionalista milanese: la proposta di Milano Verde (1938), i progetti dei quartieri autosufficienti di Albini, Bottoni e altri (1939-40), il progetto di quartiere satellite a Rebbio di Terragni e Sartoris (1938-39).
Il volume documenta, con materiale inedito di archivio, la storia, il progetto, la realizzazione e purtroppo anche il degrado attuale di questo straordinario intervento urbanistico ed architettonico, di cui si era persa quasi ogni traccia.
Il testo vuole sottolineare come l'inserimento degli impianti di risalita (ascensori, scale mobili, funicolari ed altro) favorisce la mobilità pedonale e quindi la più generale mobilità nelle città e nello stesso tempo sono in grado di risolvere le attuali preoccupazioni ambientali. Questi sistemi di trasporto riescono a connettererapidamente luoghi della città e infrastrutture complesse a volte molto distanti tra loro. In particolare è stato messo in evidenza a Napoli, come la variegata e molteplice presenza di scale e gradonate, che punteggia la parte collinare della città, potrebbe favorire la mobilità, qualora sia assistita da sistemi meccanici di risalita, così come si è verificato con successo in altre città collinari italiane, così come, nella stessa Napoli nei primi anni del Novecento.
Gli isolati stretti e allungati dell’impianto greco, i grandi monasteri, i palazzi del Rinascimento; ma anche le mura, e le importanti trasformazioni dell’800, via Bellini, via Duomo, via Cirillo. È la città dove l’architettura è senza dubbio costruzione artificiale, la natura è lontana... all’improvviso ti sorprende nei chiostri. Nella parte di città più conosciuta di Napoli, S. Chiara, S. Gregorio, Spaccanapoli, via Tribunali, c’è ancora molto da scoprire: i numerosi e sconosciuti palazzi del ’400, il Palazzo Avellino sviluppatosi nel monastero di S. Potito, tratti di mura e torri aragonesi nelle case di via Cesare Rossaroll. La città esprime la persistenza della sua forma in un continuo divenire; la bellezza individuale delle architetture qui si confonde con la bellezza delle città.
Per il visitatore con poco tempo a disposizione che intende avere un'idea chiara della città e coglierne gli aspetti anche meno noti, ma tuttavia costitutivi della sua secolare cultura, specialmente se è dotato di interessi particolari ed intende approfondire settori di suo interesse. Per gli appassionati delle bellezze della propria città i quali troveranno l'occasione per ampliare le loro conoscenze o essere accompagnati alle visite e scoperte di ambienti ed opere secondo inattese e sorprendenti prostettive. Per quelli che avviano studi sulla città, allo scopo di avere un primo approccio alla molteplicità dei fattori del fenomeno urbano nella storia ed accompagnare gli studi letterari con l'esperienza viva e diretta delle opere.
L'elegante volume racconta, con testi ed immagini, la storia di questa villa, situata nel Vomero antico, che ancora oggi è una delle più interessanti e vive realtà cittadine, sia dal punto di vista architettonico che culturale .
Intorno al 1830 il cavalier Filippo Angelillo, procuratore generale di re Ferdinando II di Borbone, decide di trasformare la sua casa colonica, ubicata tra il vico Acitillo e la strada delle Case Puntellate al Vomero Vecchio, in villa; l'amena collina del Vomero, infatti, grazie alle sue felici caratteristiche climatiche e paesaggistiche, era diventata il luogo prediletto dai napoletani benestanti per trascorrervi i mesi della villeggiatura estiva.
La villa, che prende il nome dalla figlia del cavaliere, viene ultimata nel 1855 in stile neoclassico tardo, con piccolo giardino romantico, e con un impianto atipico a Napoli, che richiama l'Hotel particulier d'importazione francese. Oggi Villa Costanza, nascosta tra le caotiche strade del Vomero, conserva ancora inalterato tutto il suo fascino. Le sale di rappresentanza della villa, inoltre, sono diventate un vero e proprio museo: contengono, infatti, l'importante collezione privata di maioliche napoletane e rari oggetti d'arte (molti dei quali notificati dalla Soprintendenza) di Guido Donatone, marito di Vittoria Cosi (attuale proprietaria) e storico della ceramica, che ha trasformato negli anni la sua casa in un centro di ricerca internazionale, sede del Centro studi per la storia della maiolica meridionale.
L'introduzione di Francesco Starace, docente di Storia presso la Facoltà di Architettura di Napoli, inquadra la villa nella storia dell'evoluzione del Vomero.
Il testo affronta il progetto di recupero ambientale e riqualificazione urbanistica del comprensorio domitio e fonda l'intervento di pianificazione per approcci specifici e integrati che tendono a rivisitare il territorio dotandolo di un nuovo ruolo: quello di "soggetto" di dinamiche e aggregazioni sociali.
Prima di essere un Piano Urbanistico, lo studio è un "disegno percettivo" scaturito dall'esperienza della mobilitazione che hanno prodotto una serie di rapporti e fitte relazioni che hanno percorso trasversalmente l'area interessata fin dal 1996.
Relativamente ai tre campi d'intervento (Ambiente, Urbanistica e Beni Culturali) lo studio prevede un sistema policentrico territoriale teso alla valorizzazione del patrimonio ambientale, turistico e culturale, attraverso la progettazione delle infrastrutture necessarie al completamento dello sviluppo dell'area, di strutture socio-culturali sovracomunali per attività commerciali, per il tempo libero e lo sport tra loro interrelate, sempre in grado di fornire servizi integrati di vario tipo, non trascurando le nuove idee di gestione correlate.
Il volume raccoglie i materiali prodotti in occasione del Seminario Internazionale di Progettazione "Ripensando il litorale domitio", organizzato dal Comune di Giugliano in Campania e dall'Associazione Culturale "Città, Paesaggio, Archeologia". In seguito all'esperienza maturata a Bacoli e in continuità con una tradizione di iniziative analoghe, il Seminario si insedia nel territorio di Giugliano per promuovere la conoscenza del litorale domitio e prefigurarne le eventuali trasformazioni. Giovani architetti italiani e stranieri sono invitati a lavorare su temi di progetto che riguardano la fascia costiera.
La constatazione del grave stato di abbandono e di degrado, in cui versano molti complessi Conventuali, ubicati sia nella città di Napoli che nella Provincia, ha spinto l'Università a promuovere l'istituzione di un'Osservatorio Permanente per il monitoraggio dei Complessi Conventuali della Campania, per stimolare la conservazione ed il recupero con tecniche appropriate. Lo studio che qui è presentato rappresenta un primo impegno teso a delineare la metodologia di indagine proposta, e la sua applicazione esemplificativa relativa al convento di San Severo alla Sanità a Napoli, primo atto concreto, che scaturisce dalle attività dell'Osservatorio, e che può fornire un valido contributo per una politica di riqualificazione dei complessi conventuali, una risorsa spesso sottoutilizzata per attività abitative molteplici, e per la riqualificazione dell'immagine della città storica.
Dopo il recupero della posizione storica del Medioevo, portato avanti in questo secolo, che fa da contrappeso rispetto al mito della romanità classica e della sua suprema perfezione culturale e artistica a lungo celebrata e esaltata, la riabilitazione delle tecniche costruttive medievali si configura come il prossimo traguardo da segnare perché le migliori proposizioni di recupero del patrimonio storico del nostro paese possano essere espresse in termini produttivi e operativi, non solo come buoni propositi.
Indice:
Identità storica urbanistica e architettonica della Campania / Rilettura storica e storiografica / Inquadramento urbanistico / Analisi dei modi di abitare: le tipologie edilizie / Schede di rilievo architettonico e tecnico / Ridefinizione delle aree di intervento / Sistema di schede interscalari / Il degrado: conclusioni e premesse / L'analisi del degrado / L'obiettivo del recupero
Il volume raccoglie i progetti, le immagini e gli scritti prodotti in occasione della seconda edizione del seminario "Architettura, Paesaggio e Archeologia". Il seminario prosegue l'esperienza di perlustrazione e prefigurazione del territorio flegreo, concentrandosi questa volta sulla zona di Miseno. Giovani architetti italiani e stranieri sono invitati a lavorare su temi di progetto individuati insieme all'Amministrazione e, mediante associazioni, insieme alla popolazione locale. I temi sottolineano le due vocazioni, turistica e residenziale di Miseno, cercando di garantirne la compatibilità reciproca e di valorizzarle separatamente migliorando la visitabilità e la vivibilità dell'area. Il seminario diventa l'occasione per un confronto di scuole diverse, tra lo sguardo partecipe di chi abita il luogo e quello di chi viene ad interpretarlo a partire dalla propria realtà.
Una passeggiata attraverso uno dei luoghi più straordinari del mondo, dove il paesaggio, la struttura orografica, la natura del terreno, il rapporto con il mare, hanno definito un territorio di altissima qualità. L'autore - con l'occhio del viaggiatore più che dello storico - descrivendo e giudicando le architetture più belle realizzate a Posillipo nel Novecento, documenta il grande contributo degli architetti alla affermazione del moderno a Napoli. Luigi Cosenza, Bernard Rudofsky, Davide Pacanowski, Francesco De Simone, Gregorio Botta, Franz Di Salvo, Stefania Filo Speziale, Francesco Della Sala, Dolf Schnebli sono solo alcuni degli architetti o ingegneri, napoletani e non, che hanno operato su questa collina lasciando, attraverso le loro opere (villa Oro, villa Maderna, la scuola Svizzera, villa Savarese ecc.), un segno inconfondibile di modernità.Il volume è corredato da un racconto fotografico di Peppe Maisto, che accompagna l'autore in questa sua passeggiata "colta".
Il saggio costituisce una rara visione dell'evoluzione storica ed artistica - dalle origini più remote ai recenti anni '60 - di una delle più importanti città del Casertano. Gli argomenti proposti, illustrati sempre con largo respiro e ricchezza di dettaglio, trovano riferimenti nel contesto culturale dei singoli periodi attraverso una disamina organica e aggiornata sulle vicende, le forme e i caratteri emergenti del territorio. Notevole la documentazione sul corpus delle opere d'arte cosiddette "minori", sconosciute o trascurate, che testimoniano la vitalità espressiva e il fervore creativo della città nell'intensità dei suoi molteplici contrasti, ma soprattutto nelle sue alterne fortune critiche.
Napoli vista attraverso 14 itinerari di architettura contemporanea. Una guida agile e spesso imprevista che si snoda nella città cogliendone le architetture moderne più significative, spesso anche poco conosciute. Dagli interventi liberty del primo novecento attraverso l'architettura tra le due guerre ed al razionalismo fino agli interventi più recenti del nuovo Centro Direzionale, questa guida vuole far conoscere ad un ampio pubblico non solo di addetti ai lavori, le architetture della Napoli moderna nelle sue luci ed ombre. Posillipo e Rione Carità, il Vomero e la Mostra d'Oltremare, Fuorigrotta e la ricostruzione degli anni '80 e l'intervento di Monteruscello, Napoli dall'alto e dal mare, le isole di Capri, Ischia e Procida, Napoli dal tram: sono alcuni degli itinerari proposti che coprono l'intero territorio della città e della sua periferia, con indicazioni utili e dettagliate per come visitarle e con giudizi sulla conservazione e sulla qualità delle singole architetture.
Nel 1883 l'isola di Ischia fu colpita da un disastroso terremoto che rase al suolo Casamicciola e colpì duramente gli altri Comuni. L'opera di riedificazione che ne seguì costituisce l'ultimo capitolo della storia italiana delle costruzioni in zona sismica antecedente l'avvento del cemento armato ed è riferimento essenziale per chi voglia conoscere le architetture e le tecniche storiche per dotare i manufatti murari di una maggiore resistenza contro gli eventi tellurici. Il testo ripercorre le fasi salienti della ricostruzione ed i riferimenti tecnico - culturali di base attraverso l'analisi dei più diffusi sistemi costruttivi antisismici ed un'ampia descrizione dei modi di edificare della tradizione locale.
Questo libro nasce nell'ambito di una ricerca sul territorio e le città medie di Terra di Lavoro, che traccia un percorso di lettura delle trasformazioni degli ultimi quarant'anni di un territorio, che svolge da tempi remoti un ruolo di cerniera tra Napoli e la piana interna della Campania Felix. Dalle prime ipotesi di pianificazione dell'area metropolitana napoletana nella seconda metà degli anni Sessanta con il progetto della città nolana di Franz Di Salvo, dall'insediamentop del polo commerciale del CIS e dell'interporto, fino al progetto di Renzo Piano per un Centro Servizi a forma di vulcano, di prossima realizzazione. L'ultima parte del testo si occupa, invece, dell'analisi urbana e delle ipotesi progettuali che l'autore ha prodotto sul bordo cinquecentesco di Nola, introducendo il tema della riqualificazione dell'antico spazio urbano in uno con le trasformazioni territoriali in atto.
Il libro contiene due studi sull'edilizia del Centro Storico di Napoli, realizzati in occasione di una ricerca condotta dall'Istituto di Cibernetica del CNR di Napoli sull'utilizzo di particolari sistemi informatici (i sistemi esperti) nel recupero edilizio. La ricerca sui sistemi esperti ha permesso la realizzazione di un prototipo, illustrato nella parte introduttiva del libro, che, attraverso le logiche dell'intelligenza artificiale, consente di guidare gli operatori nel campo del recupero edilizio per un determinato territorio storico. Per "istruire" il sistema, sono stati affrontati due argomenti legati al riconoscimento storico tipologico degli edifici: la lettura dei portali e quella dei processi di trasformazione dei tipi edilizi. Con ampia documentazione grafica e fotografica vengono qui presentati i materiali di analisi raccolti, che ci guidano nella comprensione dei caratteri, spesso nascosti degli edifici napoletani.
Il volume opera un'analisi dettagliata delle singole ville posillipine, divise nei rispettivi revivals stilistici in rapporto al più ampio contesto delle teorie e dei modelli europei e dimostra l'esistenza di una peculiarità dell'architettura eclettica a Posillipo, che si realizza nel particolare adeguamento dei vari stili alla natura del luogo e nel rapporto con le stratificazioni storiche succedutesi nel tempo. La compresenza di neoclassico, neogotico, neoromanico, neorinascimento, tendenza al pittoresco e all'architettura dell'esotismo, fanno di Posillipo, con le sue ville, le chiese, il mausoleo, le pagode e i caffeaus, un capitolo a sé nella storia dell'architettura napoletana. Il volume è ampiamente corredato non solo da un ampio apparato fotografico che illustra lo stato attuale delle architetture, ma anche da una ricca ed inedita documentazione cartografica e storica, che mostra le trasformazioni avvenute nel corso del tempo.
Questa breve guida dei percorsi pedonali di Napoli nasce dall’esigenza di divulgare, in forma più accessibile, una parte del patrimonio dei percorsi pedonali che questa città possiede, ma trascura. Indice: La città collinare/Alcune considerazioni storiche sull’altra città/La Pedamentina/Il Petraio/ Calata S.Francesco/La Gaiola/ Miradois/Riccia/Moiariello/ Individuazione dei percorsi/Le scale della città/Riconquistiamo la città/Passeggiate spettacolo/ Bibliografia
Questo volume nasce dalla pretesa di voler discutere a più voci di un quartiere di Napoli assieme a studiosi non solo napoletani, verificando assunti e posizioni teoriche rispetto ad una realtà continuamente "vista" come difficile e incomprensibile, o ritenuta "complessa" e ugualmente mai fino in fondo spiegabile. Nel volume sono documentati progetti sull’area di Carlo Aymonino, Salvatore Bisogni, Michele Capobianco, Edoardo Catalano, Richard Meier, nonché progetti di alcuni gruppi di studenti realizzati nell’ambito di corsi universitari.
Il libro affronta il tema della progettazione e costruzione dell’edilizia popolare a Napoli a partire dal suo formarsi come problema specifico della espansione urbana di fine Ottocento e,attraverso i dibattiti culturali e tecnici sulle soluzioni da adottare, arriva fino agli anni Sessanta quando si compie il dissolvimento dei Quartieri come forma di aggregazione autosufficiente. a cominciare dallo Istituto Case Popolari (1903), vengono evidenziati i caratteri urbanistici ed edilizi delle scelte via via operate: scelte lette in rapporto sia con i piani di espansione della città di Napoli sia con coeve esperienze di case popolari e civili a carattere nazionale. Il libro si articola in un saggio ed un’antologia di interventi con progetti e architetture di de Renzi, Canino, Pane, Cosenza, Della Sala, Cocchia, de Luca, Fiorentino, i BBPR, Filospeziale, Lenci, Aymonino, Angrisani, Sbriziolo, Capobianco ed altri.
ESAURITO
Il catalogo presenta i risultati del Seminario Internazionale di Progettazione organizzato dal Comune di Piedimonte Matese, in provincia di Caserta, in collaborazione con la cattedra di Progettazione Architettonica del prof. Alberto Ferlenga della Facoltà di Architettura di Napoli. Il Seminario di Progettazione, avvalendosi di un comitato scientifico, di cui fanno parte Alberto Ferlenga (I.U.A.V. di Venezia), Fabrizio Spirito (Università di Reggio Calabria), Carlos Martì Arias (Università di Barcellona) e Luca Ortelli (Università di Losanna), ha coinvolto circa ottanta giovani architetti, di età non superiore ai 35 anni, nel dibattito sulla costruzione della fascia appenninica del Matese, in rapporto alle caratteristiche del paesaggio, alle sue potenzialità ed alle norme di tutela vigenti.
|